La vicenda dell'alcol nel sangue dei macchinisti
La premessa:
Alcuni giornali e telegiornali hanno parlato, martedì
e mercoledì 25 e 26 febbraio, di una importante e decisiva svolta
nelle indagini: infatti, come rivelato dall'Avv. Giancarlo Ghidoni difensore
di un ex dirigente delle F.S., la perizia tossicologica proverebbe in maniera
inoppugnabile che i due macchinisti avevano bevuto più del consentito
e quindi non avrebbero ridotto la velocità del treno in quanto,
causa lo stato di ebrezza, non si sarebbero resi conto del sopraggiungere
della curva.
I fatti
- I valori di alcol riscontrati nel sangue dei due macchinisti:
- 0,85 grammi di alcol per litro di sangue per Pasquale
Sorbo che non si trovava alla guida del convoglio;
- 0,68 grammi di alcol per litro di sangue per Lidio
De Santis che era alla guida del Pendolino al momento dell'incidente.
- Lo stato di ebrezza, secondo il codice della strada,
scatta a 0,80 grammi di alcol per litro di sangue; l'ubriachezza a 1,50
grammi.
- La dichiarazione del perito Emilio Marozzi professore
di Chimica Tossicologica dell'Università di Milano: "La probabilità
che i campioni su cui ho fatto le analisi siano affidabili è solo
del 70%. Questo perchè il sangue esaminato potrebbe essere stato
inquinato da liquidi contenuti nello stomaco e nell'intestino (ed anche
nelle urine N.D.R.) delle vittime: se fosse così (se i campioni
di sangue fossero stati inquinati N.D.R.), i valori alcolemici reali (quelli
che contano ai fini di stabilire lo stato di ebrezza N.D.R.) sarebbero
più bassi".
- La conclusione della perizia tossicologica: "Il
materiale esaminato è stato prelevato da cadaveri in condizioni
di profondo sfacelo corporeo causato dall'incidente ferroviario. Da tali
cadaveri non è stato possibile recuperare nemmeno una minima porzione
di encefalo o liquido cefalorachidiario né di sangue nelle zone
periferiche, dall'arteria femorale o da quella ascellare. Il sangue di
cui si disponeva poteva essere quindi inquinato da sostanze di provenienza
gastrica e conseguentemente fornire un risultato non rappresentativo della
reale situazione tossicologica esistente al momento della morte".
- Il sangue poteva essere anche inquinato dall'etile
che è presente nelle condutture pneumatiche del treno per evitare
la condensa.
Le conclusioni:
- Questa perizia tossicologica in un processo, non ha
alcun valore probatorio come ha affermato il procuratore Capo della Procura
di Piacenza Alberto Grassi: "Il materiale è stato prelevato
da corpi sfracellati, quindi non si hanno elementi probatori sul contenuto
dei campioni di materiale biologico analizzato".
- Ammesso e non concesso che i valori della perizia
fossero esatti, il macchinista che si trovava alla guida del treno non
era né ubriaco, né in stato di ebrezza: avrebbe bevuto, l'equivalente
di un bicchiere e mezzo di vino.
- Se è discutibile infangare dei morti, è
sicuramente vergognoso infangare la memoria di persone innocenti con delle
delazioni che vengono spacciate per dei fatti.